Firmi il PDF a schermo. Non è la firma digitale del notaio.
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Stampare, firmare, rifotografare: il balletto che puoi saltare
Lo conosci. Ti arriva un PDF. Lo stampi. Lo firmi a penna. Lo metti sul tavolo, scatti una foto storta, la rimetti in PDF, la mandi. Cinque passaggi, inchiostro termico, un pollice sul cognome. A volte serve ancora: quando ti hanno chiesto l’originale cartaceo, o una scansione «come da protocollo». Molte volte no. Ti hanno chiesto il foglio con il tuo nome in calce, in un file che si apre. Quello lo fai a schermo.
Su Paperza il passaggio è Firma PDF: lasci il documento, piazzi la firma, scarichi. Circa quindici secondi, se sai già dove deve stare. Niente account. Non è un copisteria magica e non è uno sportello SPID. È l’inchiostro visibile sulla pagina, il gesto che facevi a penna, senza il vassoio della stampante.
Due firme diverse. Solo una sta in questa guida.
Firma visibile: un disegno, un PNG, il tuo nome scritto sul PDF. Si vede. Si stampa. Un essere umano la riconosce come «quella di Marta». Non cifra nulla, non marca il tempo, non ti identifica presso AgID. È inchiostro. Basta, spesso, per un preventivo, un modulo del condominio, una delega interna, un foglio che lo studio ha detto «firmato e via mail».
Firma elettronica qualificata (e, in Italia, il mondo SPID/CIE/CNS quando usati come firma): è un certificato, un dispositivo o un identità digitale, regole eIDAS. Vale per certi atti, certe PA, certi contratti che lo chiedono nero su bianco. Paperza non la emette. Non te la vendo. Se il destinatario ha scritto «firma digitale» o «FEA/FEQ», questa pagina non è lo strumento: è l’avviso di non confondere i due mestieri.
Quando ti basta l’inchiostro sulla pagina
Ti hanno mandato un PDF e scritto «firma e rimanda». Non hanno citato SPID, marca temporale, PEC con ricevuta di avvenuta consegna come requisito della firma. Il rapporto è tra persone che si conoscono, o uno studio che accetta la scansione da anni. Un lookbook da approvare, un foglio presenze, un preventivo sotto i mille euro che il commerciale vuole «chiuso oggi». Lì firmare senza stampare è onesto.
Onesto vuol dire anche: tieni l’email in cui te l’hanno chiesto così. Se tra sei mesi dicono «non era firmato», hai il filo. Io non faccio da testimone. Il titolare di Paperza è Giannico Costantiello, P.IVA 08910530727, a Turi: un convertitore, non un archivio di prove. Scarica, spedisci, tieni tu la copia.
Quando invece serve un notaio, una PEC, o SPID
Atti, compravendite, certe procure, documenti che un ufficio ha detto «solo con firma digitale». Bandi che citano eIDAS. Un contratto di lavoro che l’HR vuole firmato con certificato. Una raccomandata che deve restare raccomandata. Lì stampare e andare di persona, o usare il kit che ti hanno indicato loro (infocert, namirial, lo SPID dell’ente), non un PNG sul foglio.
La PEC trasporta. Non firma. Puoi mandare via PEC un PDF con firma visibile: la busta è certificata, l’inchiostro sulla pagina no. Non mescolare le due cose in una frase da venditore. Se ti serve far entrare l’allegato in casella, dopo la firma passa da Comprimi PDF — è un altro mestiere, quello del peso, e c’è già una guida.
Come si prepara una firma che non fa ridere
PNG, fondo trasparente, ritaglio stretto intorno al tratto. Bianco intorno alla firma diventa un rettangolo da photocopisteria. Blu o nero, tratto fermo. Se firmi sul vetro del telefono con il dito, va bene per un modulo interno; per un contratto che qualcuno stamperà, meglio una scansione pulita della firma su carta bianca, poi ritagliata. Non prometto io il ritaglio magico: arriva il file che mi dai.
Una pagina di lato? Prima ruota il PDF, poi firma. Firmare un foglio a testa in giù è il modo classico di mandare il cognome in cielo. Se il fascicolo ha pagine da togliere o da riordinare, quello è Modifica PDF, non la firma. Firma in fondo, quando il mazzetto è già quello giusto. L’ordine delle operazioni, di nuovo: come in cucina.
Cosa non prometto, a voce alta
Non certifico l’identità. Non metto una marca temporale opponibile. Non «chiudo» il PDF in modo che nessuno possa copiare la firma su un altro foglio: chi ha il file può fare molte cose, e un convertitore web non è un caveau notarile. Se ti serve un lucchetto, è un altro strumento (e su Paperza la protezione con password è ancora in arrivo: non te la vendo accesa).
Non sono un clone di una suite da ufficio con ventidue tessere gialle. Sono la dropzone calda: tu, il file, quindici secondi. Altri attrezzi già accesi stanno in strumenti. Come si firma un contratto arrivato per email, col PNG in basso a destra, è l’altra guida. Come si togliono pagine da una ricevuta: modificare le pagine. L’aiuto resta umano.
Un pomeriggio tipo, senza eroismo
Ti arriva il PDF del preventivo. Lo apri, è dritto, manca solo la calce. Apri Firma PDF, carichi il PNG che tieni in una cartella «firme» da tre anni, lo metti sotto la riga «Il cliente», scarichi, mandi. Non hai stampato. Non hai inventato un valore legale. Hai chiuso una cosa che ti stava nella scheda del telefono da lunedì.
Se il file pesa, comprimi. Se ti chiedono anche l’allegato delle condizioni, unisci dopo, non prima: firmare un mazzetto e poi accorgerti che a pagina 2 c’era la versione vecchia è un classico. Firma il foglio giusto. Poi, se serve, il fascicolo. Paperza tiene il file poco: scarica subito. L’archivio, quello vero, è la cartella tua o quella dello studio.
Domande corte
La firma su Paperza vale come firma digitale SPID o CIE?
No. È una firma visibile: un’immagine (o un tratto) sul foglio. Non è una firma elettronica qualificata, non è eIDAS, non sostituisce un notaio.
Quando basta firmare senza stampare?
Quando ti hanno chiesto «metti il nome in calce e rimanda il PDF»: bozze, moduli interni, preventivi, una ricevuta che lo studio accetta scansionata. Se il bando o il contratto parlano di firma digitale, fermati.
Devo registrarmi?
No. Su Paperza firmi da ospite. L’account serve dopo, se vuoi lo storico o file più grandi.
Il file resta sul sito?
Poco. Sul piano libero circa un’ora, poi lo cancelliamo. Scaricalo. L’archivio sei tu.
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